venerdì 11 aprile 2008

Un'indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso

«Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi»

inglese portoghese francese tedesco spagnolo

Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.

Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Xinjiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora. La realtà è che, nel suo folle progetto di dominio planetario, l’imperialismo mira a smembrare un paese che da molti secoli si è costituito su una base multietnica e multiculturale e che oggi vede convivere 56 etnie. Non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo.

Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro la Cina, si potrebbe promuovere lo smembramento di non pochi paesi europei, quali l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e soprattutto l’Italia, dove non mancano i movimenti che rivendicano la «liberazione» e la secessione della Padania.

L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.


Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi». La Crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.

Adesioni

Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Henri Alleg, journaliste, écrivain, Paris, ancien directeur d' Alger Républicain

Albino Canfora, ordinario di analisi matematica, Università Federico II di Napoli

Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC
Valter Lorenzi, Rete nazionale “Disarmiamoli!”
Luca Gorlani, educatore, Chiari (BS)
Marco Benevento, Direttivo FIOM Roma Nord
Manlio Dinucci
Luciano Vasapollo, docente Università La Sapienza, Roma
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Filippo Lai, ricercatore, Cagliari
Pilade Cantini
Vincenzo Simoni, Segretario nazionale dell’Unione Inquilini
Alfredo Tradardi, ISM-Italia
Francesco Zardo, giornalista e scrittore
Marie-Ange Patrizio, psicologa e traduttrice, Marsiglia
Giancarlo Staffolani, Collettivo “B. Brecht”, Veneto orientale
Andrea Fioretti, FLMU-CUB Sirti/assemblea lavoratori autoconvocati
Andrea Martocchia, astrofisico, INAF-IASF Roma
Serena Marchionni, bibliotecaria, Fac. Matematica, Università di Bologna
George Philippou, Atene
Luigi Pestalozza, storico della musica
Libero Traversa, della redazione di “Marxismo Oggi”
Sergio Manes, editore (La Città del Sole)

Giorgio Baratta, presidente della International Gramsci Society
Antonella Ghignoli
Andrea Parti
Aldo Cannas, Cagliari
Hisao Fujita Yashima, professore associato di Analisi Matematica, Università di Torino
Marco Ghioti
Leo Giglio
Armando Gattai, Prato
Niccolò Zambarbieri, Giovani Comunisti di Pavia
Claudio Del Bello, editore (Odradek)
Lin Jie
Mauro Gemma, redazione di Resistenze.org
Antonio Ginetti, Pistoia
Riccardo Fabio Franchi, studente, Bologna

Silvio Marconi, antropologo, operatore di cooperazione allo sviluppo e intercultura, Roma
Francesco Saverio de Blasi, ordinario di Analisi Matematica, Universita' di Roma "Tor Vergata
Claudia Cernigoi, giornalista, Trieste
Z. Shiwei
Edoardo Magnone, chimico, Italy-Japan Joint Laboratory on Nanostructured Materials for Environment and Energy (NaMatEE) and "Research Center for Advanced Science and Technology" (RCAST), University of Tokyo
Rosanna Deste
Marco Costa – PRC, Assessore ai Lavori Pubblici, Comune di Busana (RE)
Fulvio Grimaldi, giornalista
Antonio Casolaro, Caserta
Antonio Caracciolo, ricercatore di Filosofia del Diritto, Università di Roma La Sapienza
Alessandra Orlandini, infermiera, Ancona
Gianni Monasterolo, musicista e poeta
Stefano Franchi, segreteria PRC Bologna
Marina Minicuci, giornalista
Francesco Maringiò, coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e
Adriano Benayon, Brasília, Brésil
Francesco Rozza, Caserta
Gian Mario Cazzaniga, professore di Filosofia morale, Università di Pisa
Annie Lacroix-Riz, storica

Simone Bruni, operatore e mediatore socio-culturale per Arci Toscana

Marianna Gorpia, segretario PdCI Empoli
Sergio Ricaldone, redazione della rivista “l'Ernesto”
Luca Sbano
Anna Capecchi
Dante Franchi, capogruppo consiliare PRC Marzabotto (BO)
Rolando Dubini, avvocato del Foro di Milano
Elena Ulivieri, studentessa
Vincenzo Brandi, ricercatore Enea
Emilio Desiderio
Giulietto Chiesa
Yuri Borgianni, Capogruppo PRC Consiglio Comunale Poggibonsi (SI)

Loriano Checcucci, Segretario Circolo PRC "G.K. Zhukov", Poggibonsi (SI)
Crocini Rosanna, Pistoia
Comaguer (Comité Comprendre et Agir contre la Guerre), Marseille
Francesco Pappalardo - Medico del lavoro – Piombino
Francesco Romano - RSA Prov. Napoli
Daniel Antonimi, secrétaire international Pôle de Renaissance Communiste en France
Marco Beccari, Roma
Massimo Marcori, Impiegato, Torino
Donato Antoniello, Assessore al lavoro e istruzione del comune di Nichelino (TO)
Artemis Torres, pesquisadora, Brasil
Cesare Allara, Comitato di Solidarietà col Popolo Palestinese di Torino
Massimo Zucchetti, ordinario di impianti nuceari, Politecnico di Torino
Arianna L'Abbate, ricercatrice
Marilisa Verti, giornalista
Walter Ranieri, pittore, Bari
Giuseppe Lanzavecchia, Roma
Clemente Granirei, segretario circolo Lenin PRC Napoli

Chiara Francesca Mazzei, docente di storia e filosofia
Miriam Pellegrini Ferri Presidente G.A.MA.DI.
Spartaco Ferri, partigiano della Brigata Garibaldi
Paolo Valentini, studente di biologia
Enzo Valentini, segretario G.A.MA.DI.
Stefano Friani, Segreteria PRC Livorno
Luca Rossi, aderente Coordinamento Progetto Eurasia
Francesco Dragonetti, Coordinamento Giovani Comunisti di Bologna
Diletta Marzo, Giovani Comunisti Bologna
Matteo Cavallaro, studente di Scienze Politiche, Torino
Roberto Capizzi, Coordinamento Giovani Comunisti, Enna

André Luis Travassos, Ciências Sociais, Universidade Estadual de Londrina - PR

Pino Binda, partigiano comasco, Milano

Enzo Proverbio, antifascista, Milano

Mao Calliano responsabile organizzazione PdCI federazione di Torino
Vincenzo Chieppa, Segretario provinciale Federazione di Torino, Consigliere Regionale PdCI Piemonte
Adriana Chiaia
André Tosel, professore emerito di filosofia dell’Università di Nice
Luigi Saragnese, Direzione PRC Torino
Gunter Heinemann, Partito Comunista dei Lavoratori, Monte Amiata
Ascanio Bernardeschi, Prc Volterra (PI)

Vincenzo Fasano, Prato
Ferdinando Arzarello, prof. ordinario di Matematica, Università di Torino
Giacomo Cappugi, capogruppo PRC Consiglio di Quartiere 1 - Firenze
Fabio Pasquinelli, Coordinatore regionale dei Giovani Comunisti – Marche
Riccardo Carta
Alessandro Montana Lampo, bibliotecario (Agrigento)
Angelo Baracca, Professore di Fisica, Università di Firenze
Antonietta Del Serto, Marzabotto (Bo)
Mauro Bonazzi, Bologna
Bruno Cignali, Russi, Ravenna
Alfredo Fumagalli, pensionato, metalmeccanico, emigrato
Francesco Boriosi, Perugia, Italia
Pietro Paolo Piro, Direzione provinciale Prc Parma
Sergio Filice, Assistente di Base, Bologna
Antonio Catalfamo, scrittore e critico letterario; direttore del Centro Studi "Nino Pino Balotta", Barcellona Pozzo di Gotto (Messina)
Pablo Genova, segretario circolo PRC di Pavia
Fabio Pratesi, medico pediatra iscritto al Partito Comunista dei Lavoratori
Aldo Lucente, Giovani Comunisti del Circolo “Fausto Gullo”, Cosenza
Massimo Campus, segretario Sezione PdCI Lingotto Carl Marx
Ugo Bazzani, segretario provinciale Pistoia PRC
Antonio Nucci - operatore postale
Jacopo De Sanctis, ricercatore precario
Bruno Bigazzi, già ispettore tecnico Min.P.I., Livorno
Emilio Lambiase, presidente associazione Italia Cuba Salerno
Alessandro Bellucci - pensionato - Segretario del circolo az. ferrovieri del P.R.C.
Renzo Dario Francesco Brentari, artigiano, Milano
Mirco Botteghi, Rimini
Giordano Cignali, pensionato, ex insegnante di matematica e fisica

Massimo Cimbali, segretario sezione Gagnoni PDCI
Osvaldo Bossi, responsabile PdCI Zona Gallarate (VARESE)
Comunità Proletarie Resistenti
Stefano Caon

Leonardo Pegoraro, coordinatore Giovani Comunisti di Urbino
Emiliano Alessandroni, Giovani Comunisti di Urbino

Filippo Pangallo, docente di filosofia e storia, Bologna

Amedeo Curatoli, Napoli
Marica Guazzora, Torino – Comitato Centrale PdCI

Enzo Cauteruccio
Alberto Gabriele, UNCTAD, Ginevra

Cristina Carpinelli - Centro Studi Problemi Internazionali, Milano
Marco Calvarese, PdCI Pescara
Lanfranco Fattori, PdCI Pescara
Giuseppe Dionisio, PdCI Pescara
Rentato Caputo, docente, Roma
Hans Heinz Holz, professore emerito di Filosofia, Università di Groningen
Demostenes Floros, "l'Ernesto", Bologna
Oreste Floros, Medico presso il CPT di via Mattei, Bologna
Fabio Minazzi, ordinario di Filosofia teoretica, Università di Lecce
Franco Marenco, ricercatore dell'ENEA, Palermo
John Gilbert, Statunitensi contro la guerra, Firenze
Edmond Janssen, éditeur (Editions Delga), PCF, Paris
Antoine Lubrina, militant PCF, Paris
Marcello Risitano, Direttivo della sezione PdCI "Dolores Ibarruri", V circoscrizione, Torino
Luigi Gregoris, etnomusicologo, Università di Udine
Luca Maddalena, impiegato, Vicenza
Sergio Bovicelli, Assessore provinciale PRC, Grosseto
Paolo Tomassoni, ambulante,Sez. PdCI "T. Modotti”, Ancona
Stefano Carlesi, Militante PRC Carrara centro, ANPI giovani Carrara

Uberto Tommasi, giornalista e scrittore
Luciano Bronzi, segretario cittadino PdCI Potenza, membro della segreteria regionale PdCI Basilicata
Mario Gabrielli Cossellu, Segretario Circolo PRC/SE "Enrico Berlinguer", Bruxelles
Francis Combes, poète et éditeur
Patricia Latour, journaliste, Conseillère municipale d’Aubervilliers (Seine-Saint-Denis)
Raffaele Coppola, Federazione PdCI di Salerno
Paola Ferroni Bragliani, presidente di A.L.J. onlus, Sala Bolognese, BO

Leandro Bragliani, Segretario circolo PRC "Marcos" delle Terre d'Acqua, Sala Bolognese, BO
Marco Tritella, Roseto degli Abruzzi
Emilia D'Emilio, Roseto degli Abruzzi

Giovanni Bacciardi, docente universitario, Firenze
Agostino Giordano, Coordinatore provinciale Giovani Comunisti (Prc) di Bologna

Leonardo Masella, Capogruppo Prc - Regione Emilia Romagna

IL PANE E LE ROSE - classe, capitale e partito
Mirco Solero coordinatore area P.R.C. "l'Ernesto" Piemonte
Lucia Delogu, giurista, prof. associato di Diritto privato, Università di Torino
Barbara Fenoglio, redazione Resistenze.org
Enrico Sciuto, Comitato Federale PdCI di Catania
Pietro Altieri, prof. di Filosofia e Storia, Roma

Giambattista Cadoppi, Istituto Magistrale Statale di Reggio Emilia
Andrea Catone, Centro studi sulla transizione socialista
Giancarlo Paciello
Dalia Collevecchio, insegnante, Roseto degli Abruzzi ( Teramo)

Sebastiano Cosenza, libero professionista, Milano
Rolf Petri, storico
Yves Vargas, Philosophe, Paris
Jean Salem, professore di filosofia Università La Sorbonne, Francia

Miguel Urbano Rodrigues, scrittore, Portogallo

Pietro Palumbo, responsabile sindacale delle RdB CUB settore Sanità, Caserta
Marine Roussillon, enseignante-chercheuse, PCF
Inès Cainer, scrittrice, segretaria Circolo di Cuneo Italia-Cuba
Ada Donno, Lecce
Maurizio Nocera, Lecce
Adriana Miniati , Comitato Politico Nazionale del Prc

Mario Albanesi, Presidente Radiotelevisioni Comunitarie

Pierangelo Rosi
Federico Giusti, confederazione Cobas, Pisa

Aymeric Monville, éditeur, essayiste, PCF, Paris
Mario Geymonat, Università Ca' Foscari di Venezia
Fabrizio Bastianoni, Associazione Italia-Cuba Empoli
Angelo Valvassori, operaio, Montodine CR
Alberto Codevilla - Assessore Servizi alla Persona Comune di Bresso (MI)
Mauro Murta, Ingegnere gestionale, Mignanego (Ge)
Elio Giacometti, segretario Federazione di Varese Pdci
Oddo Cerri, pensionato, GRADARA (PU)
Stefano Pieralli, Educatore
Romina Razzino, Brescia
Sergio Nessi, insegnante, Bergamo, iscritto PdCI, coordinatore regionale Lombardia Ass. Italia-Cuba
Gabriele Grilli, studente di Scienze Politiche, Torino
Brunello Fogagnoli, Insegnante scuole superiori, San Donà di Piave - Venezia
Paul De Marco, comunista
Vito Nicola Volpe, Docente di Materie letterarie Liceo Scientifico Cassano delle Murge (Bari)
Fulvio Casi, Milano
Massimo Ciusani, membro del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani
Raffaele Coppola, Federazione PdCI di Salerno
Claudio Casadio, ferroviere, delegato RSU 13 Bologna Centrale
Giampiero Angeli, Siena
Angelo Cavalli, medico

Riccardo Luccio
Gianfranco La Grassa, Università d iVenezia
Alessandro Squizzato, Coordinatore regionale FGCI Veneto
Thierry Meyssan, journaliste, écrivain, président du "Réseau Voltaire"

Ugo Montecchi già dirigente della FIOM e della Camera del Lavoro di Genova.
Paola Manduca, Prof. Genetica, Università di Genova
Luciano Giannoni, consigliere provinciale PRC Livorno
Gabrielle Gangai, retraitée fonction publique territoriale, Marseille
Alessandro Serra, coordinamento nazionale giovani comunisti

Konstantin Kühn, studente di sinologia, Bordeaux, Francia
Carmen Tiezzi Magi, studentessa, membro del Coordinamento Progetto Eurasia (Arezzo)
Andrea Lazzeri, docente Università di Pisa
Roberto Calliano, Segreteria provinciale PdCI Torino

Endrio Milano, Segreteria provinciale PdCI Torino

Mario Rinaldi, responsabile commissione internazionale PdCI Torino

Ambrogio Pasquale, operaio Frigostamp Torino

Luciano Piovano, Federazione PdCI torino, pensionato
André Thomas, Directeur des Éditions Tribord, Bruxelles, Belgique
Olivier Bloch
Tiberio Tanzini, attivista deluso del PRC
Giorgio Stern, Trieste
Paolo Selmi, lavoratore e studente
Italo Nobile, http://pensatoio.ilcannocchiale.it/

Pierluigi Carabba
Jean-Baptiste Blanc, Partito Svizzero del Lavoro, Lausanne
Giovanni Bruno, insegnante scuola superiore, Pisa
Andrea Lazzeri, docente Università di Pisa
Paolo Perico, segretario sezione PdCI Beinasco, Rivalta
Susanna Angeleri, Collegio nazionale di Garanzia Prc
Silvia De Bernardinis, Ricercatrice, Università di San Paolo (USP) - Brasile

Gilles Questiaux
Paolo Federici, membro del Direttivo Nazionale dell' Associazione Italia-Cuba
Mario D'Acunto
Franco Prono, Docente di Storia del Cinema, DAMS, Università di Torino

Ciro Risolo, circolo PRC "Che Guevara", Roma
Rosangela Cingottini, Bibliotecaria, Pisa

Laura Vichi, Assessore alle Politiche Sociali al comune di Monte San Savino, Arezzo
Enrico Maria Massucci, giornalista

Virginio Pilò - membro Segreteria Regionale PdCI - Emilia Romagna
Leonardo Schmid, membro del Comitato Centrale del Partito Svizzero del Lavoro

Giorgio Riboldi, l'altra Lombardia SU LA TESTA

Francesca Rodella, l'Altra Lombardia SU LA TESTA

Nicola Napoletano, l'Altra Lombardia SU LA TESTA

Mariella Megna, l'Altra Lombardia SU LA TESTA
Paolo Quintili, Filosofo
Stefano Barbieri, area de "l'Ernesto" nel PRC
Igor Proverbio, fisico dell'Università Bicocca di Milano

Nicola Cufaro Petroni, Universita' di Bari

Sorrenti Paolo, insegnante liceo scientifico di Lovere (BG)
Gianni Fresu, Università di Cagliari, CPN PRC
Melinda Gaudino

Pierangelo Garegnani, emerito economia politica, Università Roma Tre

Tamara Bellone - Politecnico di Torino

Raffaele Simonetti, consulente informatico, Milano

Laura Meneghini, Comitato Centrale Partito dei Comunisti Italiani
Emilio Rigotti, insegnante scuola superiore, Milano
Nello Orivoli, Segretario del circolo PRC "Rosa Luxemburg" di Casalecchio di Reno, Bologna
Lorenzo Davide Meli, Web Developer, PdCI Catania
Rolando Giai-Levra, Direttore della Rivista on line “Gramsci oggi"
Augusto Scaglioso Coordinatore Provinciale FGCI Firenze

Riccardo D'Alò Napoli

Bernardo Croci Coordinatore FGCI Toscana

Vincenzo Pala, O.S.S.

Walter Ceccotti, Prc Roma
Lucio Rey, Napoli
Arnaud Spire, journaliste et professeur philosophie en retraite
Violette Piazza, secrétaire retraitée
Giuliano Cappellini, del comitato di redazione di "Gramsci Oggi"
Andrea Venturi, Consigliere comunale della Rete dei Comunisti, S. Giulano Terme (PI)
Francesco Poli, studente universitario

Giovanni Di Martino, libero professionista, Torino
Massimiliano Ay, membro del Comitato Centrale del Partito Svizzero del Lavoro, Bellinzona (Canton Ticino), http://maxarifay.wordpress.com/ay

Stefano Amann, consigliere comunale PRC Pregnana, allievo di E.Collotti Pischel

Carla Pellegrini, Pisa

Pierangelo Garegnani, emerito economia politica, Università Roma Tre

Tamara Bellone - Politecnico di Torino

Raffaele Simonetti, consulente informatico, Milano

Laura Meneghini, Comitato Centrale Partito dei Comunisti Italiani
Emilio Rigotti, insegnante scuola superiore, Milano
Nello Orivoli, Segretario del circolo PRC "Rosa Luxemburg" di Casalecchio di Reno, Bologna
Lorenzo Davide Meli, Web Developer, PdCI Catania
Rolando Giai-Levra, Direttore della Rivista on line “Gramsci oggi"
Augusto Scaglioso Coordinatore Provinciale FGCI Firenze
Lorenzo Della Chiara, Giovani Comunisti Urbino
Walter Ceccotti, Prc Roma
Lucio Rey, Napoli
Arnaud Spire, journaliste et professeur philosophie en retraite
Violette Piazza, secrétaire retraitée

Diego e Angelo, Redazione del blog La Barricata (http://blog.libero.it/Barricata/)
Luciano Giannelli, Università di Siena

David LLesuy, studente di filosofia a Toulouse, Francia
Giulia Cibrario, Torino
Alma Masè, Trieste

Isidoro Lolli, Segretario Circolo PRC di Sasso Marconi, Bologna
Fabio Besia, Direttivo Circolo PRC "Rosa Luxemburg", Casalecchio di Reno, Bologna

Alfonso Colantonio, Circolo PRC "Rosa Luxemburg", Casalecchio di Reno, Bologna
Badia Benjelloun, médecin, Paris
Charles Gilbert, enseignant de philosophie, retraité, Cavaillon
Jen-Luc Mercier, professeur d'anglais, Aubagne
Jean-Marie DERMAGNE, Avocat, Ancien Bâtonnier, Enseignant à l'Université Louvain-La-Neuve (Belgique), Responsable régional de la Ligue des droits de l'homme, Directeur Serv. de recherche en Droit de l'enseignement ( u.c.l.)
Davide Trevisan

Antoni Puig Solé, http://apuigsole.blogspot.com/
Paolo Fornelli, Segretario provinciale PdCI Pavia
Stefano Viola, studente, Macerata
Alessio Arena, studente universitario, l'Ernesto-PRC, MilanoPatrizia Farroni
Rossella Lelli Pisa

Alessandra Ciattini, docente Sapienza Roma
Stefano Garroni, ricercatore CNR
Giovanni Casu (Sassari)

Alessandra Cucciari (Sassari)

Carla Leporati (Sassari)
Giuseppe Quintili
Maria Rosaria Falco
Giorgio Grimaldi, dottorando di ricerca in filosofia, Università di Urbino
Sandra Paganini, Segretaria del Circolo della Tuscia dell'ANAIC

Georges Labica, Professeur émérite Paris-X Nanterre; Directeur honoraire au Centre National de la Recherche Scientifique; Professeur honoraire de l'Université du Peuple de Pékin

Costanzo Preve, filosofo, Torino
Sen. Maria Agostina Pellegatta, membro della Direzione Nazionale del PdCI

Oscar Niemeyer, architetto

Luciano Fabi (Lucius Schlinger), Urbino

Alberto Parisi
Stefano Verzegnassi, Direttivo regionale FISAC CGIL del Friuli Venezia Giulia

Angelo Corvonato, Consigliere Comunale Città di Asti, Gruppo P.D.
Eugenio Simoncini, dottorando in chimica, università di Siena

Valerio Simoncini, studente universitario

Orlando Simoncini, artigiano

Chiara De Ceglia, impiegata

Maurizio Pucci, docente storia scuola media 2° gr.
Angelo Caputo
Marco Gabbianelli
Jlenia Chiappa
Alessandro Preziosi, studente, Ivrea (TO)
Maurizio Neri, Direttore della rivista "Comunismo e Comunità", Roma
Higinio Polo, profesor y escritor, Barcelona, España
Lorena Villa
Massimo Tesse
Salvador López Arnal, colaborador de la revista "El Viejo Topo", Barcelona
Lavallée Ivan Professeur des universités, France
Monica Zoppè, ricercatrice, Pisa
Antonio Farina, segretario Circolo "Palmiro Togliatti", Cagliari centro storico
Piero Maria Piazza, Chianocco, TO
Bruno Bonansea, insegnante, Saluzzo (Cuneo)
Carlo Carlini, Segretario regionale del Trentino Alto Adige del PdCI
Maurizio Disoteo, Musicologo, Bruxelles
G. Federico Jauch, Associazione Svizzera-Cuba, http://www.cuba-si.ch/, Svizzera
Silvio Antonini, Segretario e Portabandiera ANPI CP Viterbo
Raffaele Micalizzi, studente, FGCI Bergamo
Alexander Hobel, storico, Napoli
Marco Guarguaglini, Coordinamento FGCI Massa-Carrara
Gabriele Rèpaci, Attac Milano
Enrico Vigna, Portavoce Nuovi Partigiani della Pace
Angelo Valvassori, operaio
Gaston Pellet, Carpentras (France)

Mireille Delamarre, Marseille, http://www.planetenonviolence.org/

Danielle et Michel DELAYE, Aubagne, Francia
Yann Lehuédé, Paris 20, http://www.blogger.com/
Bernard et Danielle Trannoy, PCF Bassin d’Arcachon, http://www.pcfbassin.fr/
Sergio Barenco, Arbedo, Ticino, Switzerland

Quintino de Barros - médecin - Suisse
Raul Carrion, Historiador e Deputado Estadual (Rio Grande do Sul/Brasil) pelo Partido Comunista do Brasil (PCdoB)
Roberto Derossi, dirigente finanziario emerito
Sven Tarp, Professor, Centre for Lexicography, Aarhus School of Business, University of Aarhus
Anne-Marie de Grazia, scrittore francese
Tita Ferreira, http://www.titaferreira.multiply.com/
Maria Teresa Marchesini, insegnante di Lettere presso un liceo classico di Parma
Wevergton Brito Lima, Jornalista, Secretário Estadual de Comunicação do Partido Comunista do Brasil no Rio de Janeiro
Ferran Fullà, http://ffulla.blogspot.com/
Eline Jonas, Socióloga, Professora Titular da Universidade Católica de Goiás-Brasil
Marco Piacenti, impiegato, Poggibonsi (SI)
Sergio Esposito, Lugano, Svizzera
andrea duffour, enseignante, http://www.cuba-si.ch/
Giuseppe Sergi, storico, Università di Torino
Danielle Fermiano dos Santos Gruneich, advogada, Brasil
Lucia Camponovo-Pozzoli, maestra pensionata, Ticino, Svizzera
Aldo Camponovo, meccanico pensionato, Ticino, Svizzera
Maria Alicia Sampayo, pedagogista – psicopedagogista – Pedagogista clinico
Marcus Vinícius Giraldes Silva, comunista e avvocato, Brazil
Maurizio Marchetti, Brasile
Danielle Bleitrach, sociologue, France
Gabriela Bergallo, Cantante, Zürich

Nicola Di Capua, Libero professionista, Zürich
Jonei Reis, Eng. Civil, Caxias do Sul, RS, Brasil
Francesco Guasconi, musicista e regista, Siena
José Lourenço Cindra, cidadão brasileiro, professor universitário
Privitera Giuseppe Diego, studente in filosofia, università di firenze
António Olaio, PC Português, http://www.acercadanet.com/
Maria Isabel de Barros - Suisse

Carlo Crivelli, municipale di Coldrerio, Svizzera

Manuel Machado Sá Marques, Médico, Lisboa, Portugal

Carlo Crivelli, municipale di Coldrerio, Svizzera
Michel Andissac, Cenon, France
Martial Souchard, France
Jean-Francois Monin, Univ. Joseph Fourier, Grenoble, France
Ciraci Francesco pdci-fgci milano
Giancarlo Allegrone lavoratore scuola Venezia
Donatella Scarpa impiegata settore credito Venezia
Lidia Mangani, Ancona
Gabriella Grasso, Milano
Eleonora Gambardella, docente, Monte, Svizzera
Guido Damiano, Studente
Patrizia Cipollone, psicologa clinica, Milano
Jorge Vieira
Claudio Cancelli Politecnico di TorinoEleonora Cane insegnante
Louis Crandell, Editions Prolétariennes, France,

http://membres.lycos.fr/edipro/Actu/chine.htm

Mehdi NAIR, Marseille
Danielle JEAN Professeur retraitée, Section du Cap Corse du PCF
Robert JEAN, professeur retraité, Section du Cap Corse du PCF
Luziano Pereira Mendes de Lima, Prof. Universidade Estadual de Alagoas
Diva Borges Noronha, Advogada, Rio de Janeiro, Brasil
Stefania Russo, iscritta all'Associazione Italia/Cuba, circolo di Roma
Ivana Jinkings - Editrice Boitempo, Brasil
Jean-Pierre Marguerat, Economiste, Genève, Suisse
João Quartim de Moraes, professor, Unicamp, Brasil

Nicola Cipolla, CEPES
Jose Antonio Egido

André Borges, Escritor, Rio de Janeiro, Brasil

Anne Morelli, historienne, directeur-adjoint du CIERL, enseignante à l'ULB, Bruxelles

Antonio Acone

Giuseppe de Siati, traduttore e bibliotecario presso la Biblioteca Centrale e Regionale di Berlino

Luca Rodilosso, Resp. Organizzazione FGCI Milano
Ruggiero Flora, scrittore ed operatore della memoria
Yan Vanzeebroeck, www.egaliteetreconciliation.fr/
Jean-Pierre Dubois, syndicaliste CGT, Morlaix
Maurizio Callegari, componente della segreteria regionale Trentino Alto Adige del PdCI
Alberto Liscia, coordinamento Giovani Comunisti Modena, militante antimperialista, curatore sito http://www.gcsardi.tk/
Françoise-Hélène Pairault, storica
Giorgio Fattori, operaio PdCI, Jesi (AN)
Karen-Marie Saurma, Marseille, France
Norberto Crivelli, Direzione Nazionale del Partito Svizzero del Lavoro, Membro dell’Ufficio Esecutivo della Sinistra Europea, Lugano

David Jye Yuan Shyu, Prof. de língua chinesa da Universidade de São Paulo, Brasil
Ruggiero Flora, Brescia
Massimo Marcori, membro Cpf PRC Torino
Gianluca Farris, "Il diario di Nessuno" (http://blog.libero.it/olympiquenessuno)
Centre Helvétique d'études marxistes "CheMarx"
Paolo Rossignoli Editore, Edizioni Achab http://www.edizioni-achab.it/ Verona
Eugenio Vicini, Segreteria CGIL Lodi

Edoarda Masi, sinologa

Giorgio Nocerino, architetto,presidente dell'associazione culturale Arch'è, Napoli

Gian Marco Martignoni, Segreteria provinciale CGIL, Varese
Carla Maria Mercandetti, Greve in Chianti (FI)
Marco Piccioni, Redazione di "Giano"
Antonio Mura, docente di Italiano e Storia, Rovereto (Trento)

Giuliano Pantano docente di italiano e storia, Pergine
Patrizia Rigotti, docente di storia e filosofia, Trento
Andrea Rigotti, dipendente pubblico
Cristina Alziati, scrittrice, redattrice di “guerre&pace”, Berlino
Stefano Ulliana, insegnante precario, www.geocities.com/ulliana59/index.html

Giulia Scaglioni, Studentessa SSLMIT, Forlì

Sabrina Ardizzoni, mediatrice culturale, docente a contratto lingua cinese, Università di Bologna

Ciro Brescia, Operatore sociale

Elena Clescovich

Claudia Pozzana, Università di Bologna

Paola Ciardella

Giuseppe Gozzini

Marcello Cosentino, Ass. Italia/Cuba

Mireille de Gouville, Sinologa Università di Bergamo

Marco Papacci, Segretario Italia-Cuba circolo di Roma
Giulia Brazzale
Jorge Jorge González, Artista de la plástica, Cuba
Comiteh Bolivariano SP
Carlos Castellano, RED POR TI AMERICA, Barcelona, http://www.redportiamerica.com/
Aline de Castro Neves Viera

Virgilio Ponce, Cuba

Elena Morandi, Docente di lingua cinese, Ravenna

Marcelo Botosso, São Paulo - Brasil

Ibirapuan Bernasconi N. A. Puertas

Eduardo González, Radio Taíno, Cuba

Riccardo Marconi, Coordinamento Fgci Toscana

Loreta Brian - impiegata

Carlo Venturini, geometra Mezzolombardo (TN)

Francesco Barchi - studente

Carolina Porcelli, docente di storia e filosofia, Napoli

Mario Ori, segretario sezione PdCI "9 Gennaio", Modena

Donatello Santarone, Docente di Teorie e tecniche della mediazione culturale, Coordinatore del Cesme, Centro studi sul marxismo e l'educazione, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi Roma Tre

Giacomo Ferrarello, Bologna

Claudia Brugnoli, impiegata

Niu Guoqiang, CEL Università Ca' Foscari, Venezia

Alfredo Bauer, medico, Argentina

Enrico Bertilorenzi, Giovani Comunisti, Carrara

Igor Vaslav Vitale, studente di psicologia del lavoro

Leonardo Pegoraro, coordinatore Giovani Comunisti di Urbino

Nicola Serafini, Giovani Comunisti di Urbino

Fabio Marchegiani, Giovani Comunisti di Urbino


Paolo Campanella, agricoltore
Giuseppe Campanella, studente, Castellana Grotte
Rodolfo Fogagnolo, operatore sociosanitario H delta, Lagosanto, FE
Giuseppe, del blog Alètheia (http://blog.libero.it/sintesi/)
Francesco Pirozzi, ingegnere
Xavier Dubois, étudiant, PCF, Valenciennes (Nord)

58 commenti:

Anonimo ha detto...

Finalmente un po' di buon senso!
Spero che le adesioni siano moltissime, grazie per averci pensato.
Flavia

Anonimo ha detto...

Contenti voi che in Cina ci vedete la libertà e la giustizia, ma non è che avete girato il mondo alla rovescia? o forse è solo ignoranza... beata ignoranza allora.

Anonimo ha detto...

dipende da che parte della cina vivi. io che sto sotto 200km da hanzhou c e' piu libertà qui in italia. jim

Anonimo ha detto...

dipende da che parte della cina vivi. io che sto sotto 200km da hanzhou c e' piu libertà qui che in italia. jim

Anonimo ha detto...

Beh, jim, ti faccio l'esempio più stupido che mi viene in mente, domenica noi italiani abbiamo votato per decidere, nel bene e nel male che ci governa potendo potenzialmente scegliere tra diversi leader... voi in Cina quando farete le prossime elezioni? A già, ci sono appena state le ultime.... forse dovremmo discutere su cosa intendi per libertà... Ma tu sei cittadino cinese? Facile parlare da straniero in cina...
Ripeto, contenti voi, io sto in Italia che con tutti i difetti e anni luce meglio che essere nato in Cina...

Salutami il ritratto di Mao!
Roberto

Anonimo ha detto...

Accidenti !!!
Che tristezza leggere "campagna di demonizzazione" della Repubblica Popolare Cinese.
Come se nel 1940 si demonizzasse Hitler per la sua campagna di pulizia etnica... non scherziamo!
Andate a fare un giro in Tibet e parlate (liberamente se riuscite) con la popolazione Tibetana...
Poi ci disperiamo perchè nel nostro Parlamento non c'è più spazio per la sinistra... Stiamo attenti a ciò che diciamo e facciamo e quali diritti difendiamo!!
Lo scrive un sostenitore molto dispiaciuto!

Anonimo ha detto...

Cavoo, ho letto due volte il testo qua presentato, ma è una barzelletta? Ditemi che non è vero! O mio Dio questi si sono fumati pure il rosmarino... adesso salta fuori che in Cina non c'è una dittatura... ma la storia la leggete sul topolino? Ce ne vuole di coraggio! Spero sia solo una trovata per farsi pubblicità, perchè se no è grave...

Anonimo ha detto...

forse non dovete mica fare tanta fatica per capire come mai siete spariti dal parlamento... avete gente che va a mosca a festeggiare l'anniversario della rivoluzione di ottobre, altri che non sanno che in cina c'e' una dittatura. manca gianni mina' e fidel castro e poi l'avete fatta completa.

Anonimo ha detto...

Non ho parole!! Ecco qual è il potere nelle mani di Berlusconi con il controllo dei media: usare un fatto qualsiasi per dire quel che si vuole, travisando e strumentalizzando TUTTO!!
Andate a farvi un giro in Tibet e tornate e raccontatemi cosa avete visto e sentito!

Anonimo ha detto...

indegno è il vostro appello
che vergogna

Anonimo ha detto...

Splendida l'argomentazione che la Cina ha "liberato" il Tibet da un governo medioevale e teocratico, degna di Zelig!! Ma non si chiamava "colonialismo" quando nel secolo scorso lo facevano gli europei?! C'è differenza?
La cosa incredibile è che dietro questo appello c'è un professore di storia della filosofia di Urbino DOMENICO LOSURDO, ricordatevi il nome e chiedetevi se è questo che volete che venga insegnato ai vostri figli...

Grazie a Dio gli italiani sono migliori e questa inquietante sinistra l'hanno lasciata fuori dal parlamento, finalmente, senza se e senza ma, come piace a loro.
Lasciamoli allora delirare liberamente sui loro blog, qui possono farlo, in Cina non mi risulta...

licnep ha detto...

Non avete colto il punto. Nessuno dice che la Cina e' lo stato perfetto, anzi.
Si vuole solo "svegliare" certa gente con un'analisi piu' accurata (e storica) della vicenda in "tibet", che viene travisata e letta in modo scorretto dai media.
Guardate su youtube cosa fanno i manifestanti "non violenti", chiedetevi perche' si parla di Cina, ma i poliziotti fotografati dai giornali sono nepalesi, leggete anche i precedenti americani verso il Tibet.
E' solo dura schierarsi perche' non si scontrano bene e male, ma 3 mali: l'imperialismo americano, il fondamentalismo buddista e il "regime" cinese. Pero' almeno cerchiamo di capire la Verita'.

cristalmau ha detto...

a parte il fatto che rimanere anonimi e nemmeno firmarsi è solamente una vigliaccata,vi siete chiesti come mai l'america latina,l'africa e parte della stessa asia abbiano appoggiato la linea che la cina ha utilizzato in tibet?tranquilli,nessuno si aspetta che voi lo sappiate...questa cosa è molto simile alle vicende del medioriente o,peggio,al G8 di genova: accusare chi si diffende di terrorismo e repressione.semplicemente patetico.se qualcuno chiama colonialismo la liberazione del tibet allora i partigiani sono i nostri colonizzatori...molto meglio una dittatura dichiarata che una finta democrazia.poi chiaramente per voi è molto più facile lasciarsi drogare dalle notizie fasulle che arrivano dai tg,non è necessario un cervello funzionante per riflettere.
maurizio

licnep ha detto...

Ben detto, meglio una dittatura dichiarata che una finta democrazia come la nostra. Almeno alla prima si e' legittimati a ribellarsi. Essere presi per il culo e' davvero insopportabile.
Chiedetevi anche perche' dovremmo lottare per i "diritti umani" proprio in "Tibet", quando nel resto del mondo non e' che si stia tanto meglio, anzi.
E' come quando, mentre centinaia di iracheni innocenti muoiono, l'opinione pubblica e' indignata per il marine che butta un cane giu' dal burrone...

Anonimo ha detto...

x cristalmau.. splendide argomentazioni, denotano grande cultura e coerenza: 1) i partigiani colonizzatori? Erano Italiani che liberavano il loro stesso paese da una dittatura sempre composta da Italiani, diciamo qualcosa di più simile ad una guerra civile, inoltre scacciavano le forze di occupazione tedesche, che mantenedo il parallelo, erano come i Cinesi attualmente in Tibet.. quindi i partigiani sono molto più simili ai Tibetani che hai cinesi colonizzatori. 2) meglio una dittatura dichiarata? Ma allora perchè sei felice della caduta del fascismo? Quella era una dittatura dichiarata contro l'attuale "finta" democrazia, come dici tu. Quindi tu preferiresti che in Italia ci fosse ancora il Fascismo così potreste avere qualcosa da combattere apertamente... e quindi i partigiani hanno sono fatto una grandissima cazzata... splendido ragionamento!!! 3) non voglio ragionare se è giusto o noi, per storia ed altre cose, che il Tibet sia o no una "colonia" cinese, io voglio solo dire che la Cina è una dittatura che nega le più elementari libertà di espressione, di parola, politiche, sindacali, etc... a più di un miliardo di persone su questo pianeta e qualcuno si permette pure di dire che è ingiustamente demonizzata...
Io dico solo che ci vorrebbe un po' più di ripetto verso i cinesi e un po' meno verso un regime che li opprime... la Cina comincerà a starmi appena più simpatica dopo che vedrò svolgersi in Cina le prime elezioni libere...

Per tutti quelli che amano il Comunismo nudo e crudo, trasferitevi in quei paradisi il prima possibile, stanno, fortunatamente, per estinguersi...

P.S. io personalmente consiglierei la corea del nord... lì davvero non scherzano altro che Cina!

Giusto perchè se no mi si da dell'anonimo:
Roberto

cristalmau ha detto...

scusa se non ti ho fatto un riassunto veloce e completo della storia (non era mia intenzione farlo);quindi se chi ti libera sono solamente compatrioti va bene,se agiscono altre forze è colonialismo,quindi lo sbarco in normandia ha sancito la colonizzazione dell'america sulla francia (ed europa intera in pratica)...capito.
Non ho mica detto di essere d'accordo con gli ideali fascisti,bene hanno fatto i partigiani ma bene ha fatto anche guevara,chavez,castro,giusto per citarne i più noti,se i partigiani fossero stati comunisti ora starei gioendo di più;magari se chiedi ai fascisti ti diranno che i partigiano sono dei coglioni.io non la penso così.
per il terzo punto puoi dire quello che vuoi,ma ti contraddici dopo:cosa ne sai tu della corea del nord?non è QUASI MAI citata in nessun tg,RARAMENTE se ne parla in giornali ecc e CREDO che tu non ci sia mai andato: parli dunque per sentito dire,come è sentito dire che i paesi comunisti stiano scomparendo,mentre è il capitalismo che affronta la recessione.
solo noi occidentali possiamo ritenere strano che per uscire dalla miseria sia necessario farsi il culo...chiedilo ai giapponesi (fine della seconda guerra mondiale) se si sono messi in panciolle o si sono grattati.
leggiti la storia del movimento sindacale mondiale per sapere se è comparso dal nullla magicamente.
tra le altre cose non hai neanche risposto alla mia domanda...per denotare tanta culura appunto.
maurizio

Wen ha detto...

Sono Wen appoggio Olimpiadi e no alla distorsione dei media occidentali.............

Anonimo ha detto...

qui in cina da quello che so io, i sindaci dei paesi piccoli sono elleti dai cittadini. per quelle grandi, piu di un tot di abitanti sono mandati dalla provincia. e quelli della provincia dalla regione e di conseguenza dal governo.
I millitari cinesi che vedete dalle tv occidentali non sono altro che la veste dei normali poliziotti.(color verde)(i vigili per le multe hanno un altro colore),
cmq non si vive male nelle citta' distanti da pechino. (puoi fare quello che vuoi importante che non interferisci nei affari politici) la maggior parte dei cinesi non interessa.
jim

SOVIETE DO RIO ha detto...

QUERO ASSINAR TAMBÉM !!!

Anonimo ha detto...

Quando Robert Menard de RSF (Reporteros sin Fronteros) esta en contra - yo estoy en favor!

Anonimo ha detto...

Voici l'adresse d'une page du site des Editions Prolétariennes dont le sujet est "Ripostons à la campagne haineuse et mensongère contre la République Populaire de Chine" vous y trouverez des informations, des débats et des liens.
http://membres.lycos.fr/edipro/Actu/chine.htm

Anonimo ha detto...

Mamma mia! Ma che è sta roba?

Da militante di Sinistra Arcobaleno (quella Sinistra, cari destroidi che avete qui commentato, che è stata l'unica, qui in Italia, assieme ai Radicali, a manifestare per il Tibet!), sono senza parole.

Ma che, veramente pensate che in Cina ci sia "il Comunismo della libertà"? Vi siete persi un po di passaggi! Non c'è più nemmeno quello di Mao! I suoi seguaci (la cosiddetta "banda dei quattro") furono sconfitti, e la Cina gradualmente diventò quello che è oggi: il Paese più capitalista, più liberista, e con meno libertà che ci sia, tra i Paesi maggiori del Mondo!

Sul Tibet, su com'era governato prima, potete dire quel che volete, fatto sta che i Tibetani chiedono l'autonomia, e non la secessione, e che la repressione che stanno subendo è degna di tutto ciò che noi abbiamo sempre combattuto!

Bene ha fatto la Sinistra partitica ad esprimere posizioni OPPOSTE a questa. Male fa chi lancia campagne simili.

Anonimo ha detto...

As a chinese girl studying in Italy, I must say that I was really moved while I red this article.
Things happended in this last 2 months made us cry a lot. We don't understand why the western people support a Free Tibet without ever being in Tibet and China, do they really know a real Tibet? Just forget about what CNN and BBC have said, the western media even planted some other photo from Nepal for the so-called "Chinese government suppressed the peaceful protests" article, they lied, but they made most western people believe.
Take me myself for example, I am a member of the minority ethnic of China (Yi Ethnic), and I live in Sichuan(a province just beside Tibet, and also included in the zone which Dalai Lama proclaimed "Big Tibet Autonomy") . I never felt any discrimination and the government has many and many privileged policy for the minority ethnics, as we may have one more child than the Han ethnic,and if anyone wants to study a minority ethnic language at college, he or she doesn't have to pay the fees. Dalai Lama never took the real and complete administrative power of Tibet, not mention my hometown Sichuan, but he proclaimed Sichuan as a part of his Big Tibet Autonomy, which means we have to go back to the ancient slavery times, one religious ceremony cost the skin of a slave, black times, ---I will never agree with it.
I don't want to argue, and some people may call me a chinese government agent (that's what the western people called us while we posted on whatever international website with the opinions supporting the chinese government), but please find out the truth of the real Tibet, the real china and the real chinese people, not just from the CNN and BBC who are telling a lie on Tibet always. But if you are a racist, you can just ignore what I said.

And I want to thank prof. Domenico Losurdo,thank you for all you have said and done! 谢谢您的正义之词!2008,天佑中华!

Gui Hua

Anonimo ha detto...

To the good people who love the human being: The slaves who owned by Dalai Lama, when they died, their eyes were still open.

The lama(s), have been to the top of China, what else they want?

I am sorry to say: No slaves allowed in future in China, farewell my "dear" Dalai Lama

Anonimo ha detto...

the truth is much more complicated than the normal people thinking in Tibet, the Lama are the king there, the coming back of Dalai Lama will make the Tibet in big change, not from the human right point of view, but from the political point of view, note, there is already an other head of Lama in Tibet: BanChan Lama....hey, it will be very interesting when Dalai meting BanChan,,,big fight is coming, and Tibet will be a bloddy place...

To the public: DO you know, in Tibet, regular people treat the shit of Lama as a medecine? Check it, Lama are the king in Tibet, who owns all the people's life

Chez ha detto...

Dear Mr.Losurdo
Thank you so much for launch a truth to western media and westerners for helping us.
You dear Mr.Losurdo built a bridge over west and east,what a great understanding and powerful vision.
today,i will thanks to you all,Wise scholars,thanks to everyone here.we will remember your kind and gift,it close to our people`s heart.

Acknowledgement by Chez Yqi.

best wishes to you all lovely people.

Anonimo ha detto...

Gentile profer,sono studentessa cinese,non so come esprimo la mia riconoscenza,grazie mille!

Anonimo ha detto...

DaLaiLama use to use women's whole skin to make the drum, that is regular people can not believe and accept, kill the woman, take off the skin from the body, then make it as a drum to play...that is Lama!

Lama could own the wife of any person in Tibet, if he likes then the woman belongs to him immediately, and Lama owns people's propoties, if Lama likes then the money belongs to him as well.

I AM WONDERING WHY SO MANY PEOPLE SUPPORT A "WOLF WITH SHEEP SKIN" TO OWN TIBET? IS THAT FREE TIBET??????????? IT IS MAKING WHOLE TIBET PEOPLE FEEL FEAR

Hannü ha detto...

Viaggio in Tibet da anni, ho parlato con centinaia di tibetani (tashi delek e non solo) e ho scritto sul Tibet.

In Tibet ho sempre visto molta armonia tra i tibetani e i han. Difficile da credere all'estero ma vero. Essendo vicina ai 2 popoli, le sommosse mi hanno fatto male.

Forse avrei aderito all'appello un mese fa ma nell'ultimo mese molti cinesi sono diventati abbastanza xenofobici e alcuni anche violenti. La Cina mi è cara e vorrei vederla più aperta e più libera.

Dialogues Tibetan Dialogues Han

Anonimo ha detto...

Come si fa a sottoskcrivere un appello pro-Cina??
Non ho parole, sono iscritto al Prc da anni ed il solo pensiero che alcuni compagni militanti abbiano aderito all'appello mi far star male..contenti loro...

Gabriele ha detto...

E' un appello grottesco e ignobile. Come può gente che si proclama marxista stare dalla parte di una dittatura burocratica come quela cinese, che opprime centinaia di milioni di operai, che non ha nulla di socialista? Ovviamente l'ipocrisia occidentale è da sviscerare fino in fondo, ma allo stesso tempo bisogna condannare aspramente la dittatura cinese, che grazie all'imperialismo, al mercato mondiale, alle multinazionali straniere, si sta rifacendo il trucco, sta restaurando il capitalismo in maniera tale da mantenere i propri privilegi di classe (o forse ignorate che i più grandi miliardari cinesi sono nel PCC?). Chiunque si dichiari marxista può solo essere contro il regime cinese, così come tutti gli altri stati borghesi esistenti, o volete dire che c'è una repubblica socialista in Cina? ebbenne questo può essere solo l'idea di estremisti ciechi, di superficialità ignobile. Sostenendo la repubblica cinese sostenete l'oppressione del popolo tibetano e della classe operaia cinese. Così come sostenere Israele significa sostenere il massacro dei palestinesi. Non capire questo è segno di profondo decadimento ideologico, un empirismo grossolano che nulla ha da spartire con il marxismo.
Gabriele Ara
Giovani comuniti Sassari

Anonimo ha detto...

Complimenti,complimentoni,poi si parla di ''giornata della memoria'',nel bel mentre il genocidio dei tibetani continua e nessuno fa niente.
Finora ne sono morti più di un milione.
Ma a voi non interessa.
Io un idea ce l'ho,voi siete quella masnada di coglioni che nel '68 andava in giro con le effige di Mao mentre quello faceva le sue porcate,ora che i vostri amici si sono convertiti al capitalismo voi continuate a tifare per i vecchi gloriosi amici.
Non mi stupisce di vedere che in mezzo a voi c'è qualche onorevole del prc,avendolo gli italiani cacciato dal parlamento,chissà magari spera di trovare lavoro laggù,chi lo sa che non ci sia un posto vacante nel partito comunista cinese.
Probabilmente pensate di essere anime belle,contro i ''media mainstream'',siete solo dei coglioni.

Anonimo ha detto...

Poi Vattimo è ridicolo,con che faccia difende i palestinesi e affossa i tibetani?
Non mi si parli di teocrazia perchè non mi pare che Hamas sia molto laica.
Ho apprezzato la sua scelta di boicottare la fiera del libro,ma con questo appello si dimostra un omino piccolo pieno di partigianeria.
Schifo!

Anonimo ha detto...

LAOGAI, IL GULAG CINESE, E' FORTE NELL'EXPORT
Maurizio Blondet
29/09/2005
Stanza di un LaogaiCINA - E' la più nuova merce Made in China, e anch'essa è in offerta a prezzi stracciati sul mercato mondiale.
Si tratta di collagene, quel materiale biologico che i chirurghi plastici iniettano per spianare le rughe e riempire le labbra.
Quello cinese costa solo il 5% del prezzo a cui è venduto il collagene prodotto in USA e in Europa.
Piccolo particolare: è ricavato dai cadaveri di condannati a morte in Cina.
Lo ha scoperto un investigatore di Hong Kong, che facendosi passare per un uomo d'affari interessato alla «merce» ha contattato una ditta biotech nella provincia di Heilongjiang, nel nord della Cina.



«Sì, estraiamo il collagene dalla pelle di prigionieri che hanno subito l'esecuzione, e di feti abortiti», ha confermato il direttore vendite dell'azienda.
Aggiungendo che il governo ha consigliato di tenere la cosa «riservata», visto «il rumore che questa attività provoca nei paesi occidentali».
Collagene umano Made in Cina è già stato venduto in Gran Bretagna, ha rivelato il quotidiano britannico Guardian, e probabilmente in altri Paesi europei.
Quasi certamente, diverse signore sugli anta che si sono fatte «rifare» le labbra in Occidente, hanno in bocca i resti di un uomo che è stato liquidato con un colpo alla nuca, velocemente intubato dai medici (presenti sul luogo dell'esecuzione con un camioncino attrezzato) perché il cadavere resti «fresco» con la respirazione artificiale, e ripulito di reni, fegato ed altri organi.



Benvenuti nel Laogai, il Gulag cinese. La parola, che significa «riscatto attraverso il lavoro», è il nome collettivo dell'infinita rete di prigioni e campi di concentramento dove i condannati sono costretti al lavoro forzato.
Ma c'è una differenza rispetto al vecchio Gulag sovietico: con il passaggio al capitalismo, i lager cinesi sono stati trasformati in aziende.
Di successo, e grandi esportatrici.
Spesso, i lager cinesi hanno un secondo nome, diciamo così, commerciale.
Così la prigione numero 1 di Pechino appare sul mercato come «Qinghe Magliera Fine» (le detenute vi producono calze di nylon e di cotone per l'estero).
La prigione di Chengde è nota agli operatori del settore come «Calzature in gomma Chengde» ed esporta scarpe per ogni tipo di sport, al ritmo annuo di 18 milioni di paia.
La prigione di Cangzhou produce ed esporta apparecchi di misura in Giappone, Gran Bretagna e Corea con il nome di «Officine Meccaniche Cangzhou»: ha un fatturato di quasi 5 milioni di dollari l'anno.



Molte di queste aziende a lavoro schiavistico hanno persino un sito internet, dove vantano la qualità delle loro produzioni, e dove i capi-carcerieri appaiono nella veste di «direttore generale», «amministratore delegato» e «direttore marketing».
L'Arcipelago Gulag cinese produce ogni tipo di merce: carbone e tè, mercurio e mattoni, guanti e pietre da costruzione, cemento e motori, bestiame e impermeabili, compressori, tubi, cerniere e minuteria metallica, abbigliamento, oggetti-regalo. Quasi certamente i reggiseno a 2 euro in vendita dai cinesi in Italia, o gli ombrellini di carta colorata che ornano il bicchiere delle bibite, vengono dai centri di detenzione Laogai.
La prigione di Quincheng, la sola di proprietà del Ministero di Pubblica Sicurezza (gli altri lager dipendono dal Ministero della Giustizia) produce, in gran segreto, materiale militare di natura ignota: è stata costruita con l'assistenza sovietica nel lontano 1958.

Ma quanto è vasto l'Arcipelago Gulag cinese? E' un segreto di Stato.
In qualche documento ufficiale salta fuori la cifra di 1,7 milioni di prigionieri.
Ma Harry Wu, un fuoriuscito cinese (dopo aver trascorso 17 anni nel Laogai) che spesso torna in Cina in incognito per mappare il fenomeno, ha localizzato oltre mille prigioni di lavoro e lager.
E ritiene che questa cifra sia «solo indicativa».
Wu calcola che la popolazione carceraria si aggiri tra i 4 e i 6 milioni.
«Almeno 50 milioni di persone sono passate nel Laogai», dice: «non c'è persona in Cina che non abbia un parente o un conoscente che c'è stato».
Le prigioni sono divenute fabbriche da export per una deliberata politica del regime. In un documento ufficiale del governo, intitolato «sulle attuali condizioni dell'economia Laogai» (1990) si ammette: «nel nostro paese, l'economia Laogai è una branca dell'economia…la proprietà socialista dei mezzi di produzione sotto controllo del popolo».



Parimenti deliberato lo sforzo di rendere queste aziende schiavistiche altamente competitive e dedicate all'esportazione.
Si legge nello stesso documento: «tra e merci prodotte dal Laogai, alcune sono già state classificate come prodotti superiori a livello nazionale; e alcune hanno raggiunto un avanzato livello di qualità mondiale. Molti prodotti sono anche esportati in varie parti del mondo, guadagnando non solo notevoli cifre in valuta estera, ma un'ottima reputazione per la nazione».
Infatti: i pezzi meccanici prodotti dai forzati nella prigione numero 3 di Taiyuan, alias «Fabbrica di compressori a gas Taiyuan», hanno conquistato la certificazione ISO9001.
Ovviamente, i «lavoratori» dei lager non costano nulla: il massimo della «competitività».
Niente salario.
I premi di produzione cui possono sperare, se superano le «quote», sono miglioramenti della razione alimentare.
Quanto alle condizioni di lavoro, sono ovviamente peggiori delle peggiori fabbriche cinesi con lavoratori liberi.

Un esempio di fabbrica libera, la Kingmaker della provincia del Guangdong, che produce fra l'altro le scarpe inglesi di marca Clarks: orario di lavoro medio di 81 ore settimanali, nonostante persino le leggi cinesi impongano la settimana di 44 ore.
Paga oraria: 3,375 yuan (34 centesimi di euro, 70 lire).
Le ore straordinarie, che per legge dovrebbero essere compensate il 50% in più, sono pagate meno: 2,5 yuan l'ora, circa 20 centesimi di euro, 40 lire.
Ovviamente, i lavoratori della Kingmaker sono esposti a collanti e coloranti tossici senza alcuna protezione, a parte delle mascherine chirurgiche.
Le gigantesche esportazioni cinesi (198 miliardi d dollari solo quelle verso gli USA) sono per lo più il frutto di lavoratori che guadagnano 40 centesimi l'ora, lavorano 13 ore al giorno, e non hanno né assistenza sanitaria né sussidio di disoccupazione. Quando, per lo più sui 40 anni d'età, cominciano ad avere difficoltà a tenere i ritmi di lavoro, sono licenziati in tronco senza alcuna liquidazione.

Ebbene, nei lager è peggio. Nel campo di lavoro femminile di Xi'an presso Pechino, per completare un ordine di una ditta straniera, le donne detenute hanno dovuto lavorare dalle 5 del mattino alle 3 della notte seguente a fabbricare coniglietti di pezza.
Al centro di detenzione di Lanzhou, diecimila detenuti sono stati costretti a pelare i semi di zucca e melone (poi messi in vendita come accompagnamento dell'aperitivo) con le unghie e coi denti, per oltre 10 ore al giorno, e all'aperto: alla fine quasi tutti avevano perso le unghie, molti i denti, e parecchi erano congelati.
Il tutto, come al solito, senza paga.
Ma ancor peggio è nei campi di lavoro estrattivi: nelle miniere di carbone già i lavoratori «liberi» muoiono per esplosioni e crolli con preoccupante frequenza; si può solo immaginare cosa accade (e non viene rivelato) nei lager.
Nella prigione di Tongren, ribattezzata «Mercurio Tongren», i detenuti estraggono il mercurio dal minerale, il cinabro: un metallo altamente tossico, ma per i forzati non sono previste protezioni.
Muoiono come mosche, ma l'azienda ha venduto all'estero il prodotto per quasi due milioni di dollari nel '96.



Del forzato cinese non si butta via niente. In vita viene usurato da ritmi infernali di lavoro in ambienti pericolosi.
Quando è condannato a morte, viene ripulito degli organi interni.
Si conosce il caso di una sedicenne, chiamata Li e arrestata per «delitti controrivoluzionari», a cui è stato tolto un rene il giorno prima dell'esecuzione.
Senza anestesia.
In certi casi, quando occorrono cornee da trapianto, il detenuto non viene ucciso con un proiettile in testa, ma al cuore.
Benvenuti nel Laogai cinese, il Gulag S.p.A.
Questa è la Cina altamente competitiva.
E questi sono i metodi con cui fa concorrenza alle nostre industrie.


Maurizio Blondet

Anonimo ha detto...

lunedì 21 novembre 2005, 00:00
Vi racconto gli orrori dei laogai i lager cinesi
di Filippo Facci
Mani curate, cravatta rossa e una certezza: l’economia cinese è basata sullo schiavismo. D'accordo, ne parleremo, ma anzitutto chiediamo a Harry Wu se vuole parlarci dei suoi diciannove anni rinchiuso in un laogai. Ci guarda mestamente: «Devi prima capire che cos’è davvero un laogai». E noi credevamo di saperlo: sono dei campi di rieducazione voluti da Mao Zedong che hanno accolto non meno di cinquanta milioni di persone dalla loro costituzione, praticamente l’Italia intera; si è calcolato che non esista un cinese che non conosca almeno una persona che vi è stata soggiogata. È una detenzione che non prevede processo, non prevede imputazione, tantomeno esame o riesame giudiziario o possibilità di confrontarsi con un’autorità. La decisione di rinchiuderti è a totale discrezione del Partito. «Ma loro» dice «per definirti usano la parola prodotto, e il primo prodotto sei tu, quello che devi diventare: un nuovo socialista. Il secondo è un prodotto vero e proprio, tipo scarpe, vestiti, spezie, tessuti, qualsiasi cosa. Ogni laogai ha due nomi: quello del centro di detenzione e quello della fabbrica. Tu devi affrontare una quota di lavoro quotidiano, sino a 18 ore, sennò non ti danno da mangiare. Spesso devi lavorare in condizioni pericolose, come nelle miniere, con prodotti chimici tossici». Una pausa, scuote la testa: «Ma neppure questo, in realtà, è il laogai». È come se Harry Wu, cinese fuggito negli Usa, non volesse parlare di sé. Eppure è presidente della Laogai Research Foundation, è una prova vivente, fu arrestato a ventidue anni dopo che all’università, leggendo un giornale assieme ad altri studenti, aveva semplicemente criticato l’appoggio cinese all’invasione sovietica di Budapest. Delazione. Manette. Nessun tribunale, nessuna prova o indizio, nessuna accusa precisa se non quella d’essere un cattolico e un rivoluzionario di destra. «Il primo giorno, a Chejang, mi dissero che per potermi rieducare sarebbe occorso molto tempo. Poi mi spiegarono che non avrei neppure potuto pregare né sostenere di essere una persona: perché mi avrebbero punito o ucciso. Mi obbligarono a confessare delle presunte colpe dopo aver costretto alla confessione anche mio padre, mio fratello, la mia fidanzata. Solo mia madre rifiutò di farlo. Sono stato molto orgoglioso di lei». Un’altra pausa. L’impercettibile imbarazzo di Toni Brandi, il coordinatore della Fondazione che ci sta facendo da interprete: «Non ha confessato perché si è suicidata». E tutto, attorno, comincia a farsi stretto, troppo in distonia col racconto, e troppo rossa quella cravatta rossa, troppo pulita la moquette di quell’hotel nel centro di Milano. «I primi due o tre anni», racconta Harry Wu, «pensi alla tua ragazza, alla tua famiglia, alla libertà, alla dignità: poi non pensi più a niente. Perdi ogni dimensione, entri in un tunnel scuro. Preghi di nascosto. In un laogai non ci sono eroi che possano sopravvivere: a meno di suicidarti o farti torturare a morte. Scariche elettriche. Pestaggi manuali o con i manganelli. L’utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie. La sospensione per le braccia. La privazione del cibo e del sonno. Questo ho visto, e così è stato per preti, vescovi cattolici, monaci tibetani».
Ci mostra la foto di un vescovo di 33 anni, e ancora altre foto in sequenza che nessun quotidiano o rotocalco potrà mai riportare: uomini e ragazzi inginocchiati, una ragazzina immobilizzata da due soldati mentre un terzo le punta il fucile alla nuca, una foto successiva in cui è spalmata a terra con il cranio orribilmente esploso. Poi un filmato. È un dvd curato dall’associazione, e dovrebbero vietarlo ai minori e agli occidentali in affari con la Cina: esecuzioni seriali, di massa, i condannati inginocchiati, prima la fucilata e poi lo stivale premuto forte sullo stomaco per controllare che morte sia stata, un ufficiale di partito che per sincerarsene usa una sbarra d’acciaio, e anche di questo qualcosa sapevamo, ma come dire: il video, un video. Sapevamo pure delle fucilazioni e delle camere mobili di esecuzione: furgoni modificati che raggiungono direttamente il luogo dell’esecuzione con il condannato legato con cinghie a un lettino di metallo, il tutto controllato da un monitor accanto al posto di guida. Poi via, si riparte verso altre esecuzioni da effettuarsi pochi minuti dopo l’emissione della condanna a morte. Noi sapevamo che la maggior parte delle condanne è pronunciata in stadi e piazze davanti a folle gigantesche, e che le cose, in Cina, sono tornate a peggiorare dal 2003, laddove ogni anno vengono giustiziati più individui che in tutti i Paesi del mondo messi insieme. «Nel 1984, dopo un articolo di Newsweek , smisero di portare i morti in giro per le strade come pubblico esempio», ci dice, «ma dal 1989 hanno ricominciato, e i familiari devono pagare le spese per le pallottole e per la cremazione». E la faccenda degli organi? «Le autorità prelevano gli organi dei condannati a morte in quanto appartengono ufficialmente allo Stato. I trapianti sono effettuati sotto supervisione governativa: il costo è inferiore del 30 per cento rispetto alla media, e ne beneficiano cinesi privilegiati e cittadini occidentali e israeliani».
E la faccenda dei cosmetici fatti con la pelle dei morti? «Dai giustiziati prendono il collagene e altre sostanze che servono per la produzione di prodotti di bellezza, tutti destinati al mercato europeo». Nel settembre scorso, della pelle di condannati o di feti, parlò anche un’inchiesta del Guardian: citò la testimonianza, in particolare, di un ex medico militare cinese che sosteneva d’aver aiutato un chirurgo a espiantare gli organi di oltre cento giustiziati, cornee comprese: senza ovviamente aver prima chiesto il consenso a chicchessia. Il chirurgo parcheggiava il suo furgoncino vicino al luogo delle esecuzioni e, stando alla testimonianza, nel 1995 tolsero la pelle anche a un uomo poi rivelatosi vivo. «Devi prima capire», ripete, «che cos’è un laogai». Forse sì, forse dobbiamo capire: dobbiamo poterci raccontare, un giorno, tra vent’anni, che sapevamo. «I laogai sono parte integrante dell’economia cinese. Le autorità li considerano delle fonti inesauribili di mano d’opera gratuita: milioni di persone, rinchiuse, che costituiscono la popolazione di lavoratori forzati più vasta del mondo. È un modo supplementare, ma basilare, che ha fatto volare l’economia: un’economia di schiavitù». Il numero dei laogai è imprecisato: è segreto di Stato.
Secondo l'Associazione, dovrebbero essere circa un migliaio. I prigionieri, se la rieducazione fosse giudicata non completata, possono essere trattenuti anche dopo la fine della pena: «Io avrei dovuto rimanerci per trentaquattro anni, se non fossi fuggito. Perché avevo delle opinioni. Perché ero cattolico. Perché ero un uomo. Il 20 novembre compio vent’anni da uomo libero». Ieri. «E continuerò a lavorare perché la parola laogai entri in tutti i dizionari, in tutte le lingue. Appena giunto negli Usa non ne volli parlare per cinque anni, non ci riuscivo, poi cominciai a vedere che in America la gente parlava dell’Olocausto, parlava dei gulag, e però a proposito della Cina parlava solo della Muraglia e del cibo e naturalmente dell’economia. Ma i laogai, in Cina, esistono da cinquantacinque anni». Ben più, quindi, dei ventisette anni che ci separano dalla nascita della cosiddetta politica del figlio unico instaurata nel 1979 da Deng Xiaoping, prassi che ha spinto milioni di contadini a sbarazzarsi della progenie femminile: almeno 550mila bambine l’anno secondo l’organizzazione Human Rights Watch. Più dei due anni che ci separano dal giro di vite giudiziario introdotto nel 2003 nel timore che l’arricchimento potesse portare troppa libertà: laddove le madri e i familiari delle vittime di Tienanmen sono ancor oggi perseguitate, e i sindacati proibiti, i minori deceduti sul lavoro impressionanti per numero, per non dire dei cosiddetti morti accidentali: prigionieri che precipitano dai piani alti degli edifici detentivi e che solo il racconto di pochi scampati ha potuto testimoniare. A Reporter senza frontiere e ad Amnesty International è invece toccato il compito di raccontare della rinnovata abitudine di rinchiudere i dissidenti negli ospedali psichiatrici, spesso imbottiti di psicofarmaci senza che le ragioni degli internamenti fossero state neppure ufficialmente stabilite: accade nel Paese che per un anno e mezzo riuscì e celare l’epidemia Sars, giacché i dirigenti cinesi temevano che potesse scoraggiare gli investimenti occidentali. Cose delicate. La Cina cresce sino al 10 per cento annuo e si metterà in vetrina ai giochi olimpici del 2008: e ci sono da quattro a sei milioni di persone, rinchiusi nei laogai cinesi, che stanno lavorando per noi.

Anonimo ha detto...

E patetico questo appello, come si fa a difendere la Cina a spada tratta?
Da iscritto al Prc trvo imbarazzante che un giornale che fa riferimento ad un area del nostro partito pubblichi sulla propria rivista i comunicati del PCC! Credono di giocare a chi è più comunista rispetto agli altri..
Ogni commento è superfluo..
Adf ogni modo non ho firmato e non firmerò questo appello...

Alessandro ha detto...

Di disgustoso qui, totalmente, tristemente, sconfortantemente disgustoso, c'è solo l'ignoranza bassa e compiacente, farcita di violenza e senso di superiorità di tantissima gente che protesta contro questo appello senza nemmeno avere la minima idea di ciò di cui si sta parlando.
In risposta ai vostri "inviti" (che denotano apertura mentale e disponibilità al dialogo e alla messa minimamente in dubbio dell'esattezza delle proprie convinzioni -frutto di una propaganda quotidiana di cui nemmeno vi rendete conto -) dico: sono stato e continuo ad andare in Cina, sono stato in Tibet...e sono qui a SOTTOSCRIVERE e CONDIVIDERE questo appello...Ora, qual'è la vostra seconda accusa per poter continuare beatamente a vivere nella vostra ignoranza senza aver bisogno di far lo sforzo di aprire gli occhi?

fedda ha detto...

sottoscrivo assolutamente questo appello,è necessario che qualcuno esca dal coro e si faccia sentire la vicinanza al'esercito popolare di liberazione cinese

marco ha detto...

da notare come diversi cinesi e cittadini stranieri abbiano accolto l'appello mentre quasi tutti gli italiani che hanno commentato dimostrano quanto sia potente e quanto abbia funzionato la macchina di propaganda e indottrinamento borghese al potere assoluto in Italia da sempre.per il resto rispondo all'utente che ha postato dati sui gulag cinesi dicendogli che tutto il mondo è paese,infatti anche nei "civilissimi" USA viene sfruttato il lavoro dei carcerati(che sono la piu grande popolazione carceraria mondiale) ed inoltre il lavoro per un detenuto ha anche un significato educativo e costruttivo
thanks to all chinese people and other foreigners who have approved this document,it's really great to see that.

Anonimo ha detto...

Gracias a este blog me he enterado de vuestro llamamientos:

http://ffulla.blogspot.com/

Felicidades por vuestra iniciativa y felicitades también a Ferran Fulla por difundiral en España.

Fabio ha detto...

Se aveste limitato il vostro appello alla difesa della popolazione locale che si è trovata coinvolta suo malgrado negli scontri forse quella parte infinitesimale di ragione che c'è dalla vostra parte poteva essere avccettata, ma voi utilizzate questa vicenda per difendere la "Repubblica Popolare Cinese"...e questo vi rende sinceramente ridicoli..Fate fatica a definire "regime" la Cina ma il tibet è per voi sicuramente fondamentalista (ah!..ah!) Per favore diteci come fate voi soli a conoscere la verità e ad evitare la propaganda borghese che ci martella tutto il giorno.. è incredibile ho scoperto che è tutto frutto della propaganda, le purghe staliniane i gulag, le rivolte soffocate nel sangue, lungheria e la cecoslovacchia, ma allora perchè no, anche i campi di concentramento nazisti!! Mangereste anche la merda se ci fosse scritto sopra "comunismo"..e poi cerchereste di convirci che è buona..

marcello ha detto...

fabio ,spera di no,altrimenti faremo un boccone di te.

Fabio ha detto...

come diceva il buon de Andrè, dal letame nascono i fiori.. ma dalla stupidità cosa nasce?

Anonimo ha detto...

nasce un fabio qualsiasi che si sfoga al computer-
marcello

Anonimo ha detto...

Questo appello che avete messo su non ha riscosso alcun consenso.
Avete raccolto pochissime firme.
Andateci voi in Cina, e magari RESTATECI.

TIBET LIBERO

Anonimo ha detto...

Che bello trovare questa petizione sono mesi che ne cercavo una...
finalmente il realismo vince!

Francesco Pirozzi

zsw ha detto...

W CINA W sono un cinese e sono fiero e felice di esserlo e vi posso garantire che la maggioranza degli cinesi sono soddisfati degli nostri dirigenti(lo conferma anche una ricerca AMERICANA) e quindi se va bene a noi i diretti interessati che vi lamentate a fare voi???? Fatte un po’ i cavoli vostri che di problemi ne avete abbastanza e poi se avete eletto uno come Berlusconi non credo che vi interessa tanto di democrazia o libertà di stampa.

FREE TIBET ha detto...

ONE WORL
ONE DREAMS
FREE TIBET

ugenio solla ha detto...

è scandaloso il teatrino dell'impero questa è propaganda pura e l'effetto lo si vede nel fatto che non c'è spazio per un ragionamento serio per i ma per i se per i ma ma o di qua o di là integralismo puro.
E' tutto a senso unico, il problema che la cina purtroppo sta adottando strumenti molto simili al modello che fa dell'occidente il sistema più subdolo e sanguinario della storia, entrambi signore elegantiche si cibano di carne di poveri.

TheBARONofHELL ha detto...

Grazie professore...

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di denunciare l'abberrante razzismo nel confronti di un popolo che conta un quinto della popolazione mondiale. Basta leggere i commenti di questo blog per constatare quanto ottusa possa essere questa gente. Dietro la maschera inncente del "Free Tibet", si nasconde solo l'intolleranza di chi pensa di essere superiore e soprattutto un odio atavico e viscerale nei confronti dell Cina e del suo popolo...

Anonimo ha detto...

Ma l'elenco dei firmatari non è più stato aggiornato come mai???

Anonimo ha detto...

Questo appello è veramente eccezionale. Riesce a condesare una quantità di balle incredibile. Odio atavico nei confronti del popolo cinese??? Quello del partito comunista cinese immagino. Ma sapete cosa sono i Laogai? I lager cinesi? Sapete che in Cina vengono eseguti almeno 20000 trapianti d'organi pur non esistendo quasi donatori? E anche contando i condannati a morte(sempre che si consideri questa una cosa accettabile) si arriva al massimo a 2000 possibili donatori. La differenza è fornita da persone vive e in salute come voi spero. Se questo appello non fosse una cosa grottesca ci sarebbe da preoccuparsi. Ma voi affezionati del regime siete comunisti o capitalisti? Perchè il comunismo in Cina ha un accezione un po' particolare... Magari vi piace solo il colore rosso.

cerchilavoro2010 ha detto...

Delinquente giudice Minudri Maria di Voghera e Bianchi di Tortona hanno preso soldi per truccare il processo e poi condannato l’innocente che non aveva dato la bustarella di soldi per il giudice corrotto. Sapevate che i giudici italiani sono i più corrotti e fannulloni d’Europa? Vi consiglio di cercare in google cosi: --
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Antonio ha detto...

La Repubblica Popolare Cinese è il proletariato cinese che si erge a classe sociale dominante sulla borghesia imperialista occidentale. L'economia cinese è quello che Deng ha chiamato "Socialismo di mercato", pianificazione e controllo all'interno dell'economia socialista statale, mercato per il capitale straniero, che comunque non può speculare con il capitale finanziario perchè il credito è saldamente nelle mani dello Stato e del Partito, ma solo reinvestire i profitti nella produzione o consumare, in tutti i casi a vantaggio dello sviluppo delle forze produttive, cosa a cui punta il partito e a cui tutti i comunisti dovrebbero badare maggiormente nel giudicare il Socialismo cinese. Una economia che non conosce i cicli tanto "cari" a noi occidentali di sovrapproduzione e recessione da decenni ha come presupposto il fatto che in Cina 1)non esiste una classe di sfruttatori "staccacedole" (rentier) alla occidentale che possidono i mezzi di produzione e il denaro, e 2)il Proletariato non deve vendere sul "libero mercato" (che in questo senso non c'è) le sue braccia come merce. Lo Stato (o le Province) impone il prezzo del lavoro artificialmente al di sopra del livello di sussistenza e il Proletariato cinese gode di un livello di benessere ormai sconosciuto alla stragrande maggiorparte degli operai occidentali). Tutto ciò è stato possibile solo al PCC (da Mao passando per Deng, Zu Enlai, Jiang Zemin fino a Hu jintao) e al suo Socialismo basato su una comprensione del Marxismo scientifica che ne ha colto il significato principale, che all'interno del mercato mondiale l'unico modo per il Socialismo di dimostrare la sua superiorità sul capitalismo è lo sviluppo delle forze produttive. I comunisti devono guardare alla Cina e alle conquiste del Proletariato cinese con spirito emulativo, tenendo conto delle condizioni specifiche dei rispettivi paesi con le rispettive storie.

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